Cap. 01 – La convocazione.

Era quasi l’anniversario dei vent’anni ormai da quegli eventi e Simone, ormai cresciuto, si stava godendo quei primi giorni dopo la sua tesi di laurea in scienza della robotica. Aveva deciso, il giorno prima, di andare a ripescare quella lista di ditte, che tanto gli avevano fatto la corte in quegli anni di studi. Stranamente erano tutte sparite all’ultimo anno, ma Simone sperava fosse perché ormai mancava poco, e quello che c’era da sapere su di lui, le varie aziende, ormai lo sapevano.

Simone, previdentemente, negli anni, man mano si facevano avanti con le proposte di borse di studio, registrava con attenzione nomi, cognomi, punti di contatto come anche le email, e quando possibile, numero di telefono, così che, quando fosse stato, ed ora era il momento, potesse ricontattare le persone giuste e vedere se tutti quei discorsi erano solo chiacchiere o se c’erano, davvero, possibilità di lavoro per lui. Nella lunghe chiacchierate con il suo migliore amico, Thomas, aveva spesso insistito sul fatto che non voleva finire a fare un lavoro che non gli piacesse, o che gli facesse bramare il momento di lasciare il posto di lavoro: avrebbe voluto un lavoro che lo stimolasse, sia fare del suo meglio, ma che anche gli desse soddisfazione ed anche una comodità economica tale da non dover più dipendere della famiglia. Con tutto il bene che voleva ai suoi genitori, ed a suo fratello, comunque non vedeva l’ora di trovarsi un appartamento per conto proprio, ed iniziare una sua vita, con le sue regole, i suoi limiti con annessi e connessi.

Thomas, negli anni, qualche volta glielo aveva chiesto: «Ma che si prova a vivere con quell’affare sempre presente nella tua vita?» indicando la sfera. Simone, con Thomas, era sempre stato molto sincero, per questo erano migliori amici dai tempi dei primi giorni di scuola: «È un po’ come quelle sneaker a cui sei tanto attaccato: non le daresti via se non fosse che ormai sono solo due pezzi di pelle informe; ma per tutto il tempo che le hai portate non ci hai mai fatto caso… ecco è circa la stessa cosa: dovesse andarsene di punto in bianco, credo ci starei male un po’ all’inizio, ma alla fine per quello che ha contribuito alla mia vita, che ci sia, o meno, non mi cambia assolutamente nulla.»

In effetti era un po’ così per tutti quelli che si erano trovati, improvvisamente, quelle tanto invadenti, quanto discrete, presenze intorno. Simone credeva che se uno scopo avessero avuto, prima o poi gliel’avrebbe fatto capire, ma fino a quel momento non aveva intenzione di interessarsene. Thomas sapeva che Simone non diceva così per dire: non era da lui fare affermazioni gratuite, nonostante avessero la stessa età, Simone e Thomas erano piuttosto diversi come mentalità, sebbene, invece, fisicamente si assomigliassero parecchio, tanto che molti li scambiavano spesso per fratelli o quanto meno cugini. «Allenamento oggi?» Thomas era abituato a cambiare argomento quando non era convinto delle risposte e Simone lo sapeva, ma non volle indagare cosa non lo convincesse nella sua risposta a riguardo le sfere. «No, Thomas, oggi voglio preparare i curricula e mandarli ad un po’ di gente: vediamo se tutto l’interesse che avevano, i primi anni, ce l’hanno ancora: spero di trovare un lavoro decente a questo punto.» Thomas non sembrava particolarmente dispiaciuto della risposta negativa per cui gli augurò buon pranzo e si promisero di sentirsi, di qualche ora, durante la giornata.

Simone prese la cartella con l’etichetta Futuro Prossimo scritta sul dorso e ne estrasse la prima copia di un curriculum che aveva preparato già da un po’ di tempo; prese anche la lista delle attività extra curricolari che aveva diligentemente svolto negli anni, per controllare che ad ogni curriculum, già compilato, fossero riportate la attività corrette. Sfogliava quei pezzi di carta e si domandava come sarebbe stato il suo futuro: un impiegato, uno scienziato, un ricercatore o chissà che altro. L’unica cosa su cui era certo era che non sarebbe rimasto a fare un lavoro che non lo soddisfacesse appieno. Mentre pensava al suo futuro distrattamente fece caso al suono emesso dal suo computer: era arrivata una email nuova. «Di già?» si disse sorridendo pensato che Thomas gli avesse già scritto per sapere che fare la sera.

Attivò il computer, facendolo svegliare dal suo stato di torpore informatico, ed aprì il programma di posta. Restò un attimo perplesso: la prima mail in lista, quindi l’ultima arrivata, aveva una notifica di alta priorità, già questa era una cosa piuttosto strana: «chi al giorno d’oggi usa ancora le priorità nell’inviare le email?» si domandava. La cosa però che lo lasciò piuttosto interdetto fu il mittente della mail: ‘Ministero della Difesa’ riportava, senza altre indicazioni. Guardò subito l’oggetto della email: ‘Documento e oggetto crittografati’ riportava il contenuto.

Ora, salvo no si trattasse di uno scherzo, avevano usato la sua chiave pubblica scaricabile da internet per inviargli quella mail. Se così non fosse stato, allora non sarebbe riuscito a leggere quella curiosa email, perché non aveva mai affittato un set crittografico, per cui, se avevano usato un sistema diverso da quello Open Source, allora la mail sarebbe finita dritta nel cestino. Sapeva che l’antivirus aveva già controllato il contenuto della email, ma per sicurezza fece fare un altro controllo: nulla il messaggio sembrava pulito. Questo però non era una prova sicura: se il virus fosse stato crittografato, l’antivirus non avrebbe avuto modo di rilevarlo.

Decise che non voleva correre in situazioni pericolose per il suo computer: pur usando un sistema operativo Linux, non voleva correre il rischio di dover fare un restore, dal backup, per cui avviò una macchina virtuale, che usava sempre in queste situazioni, traferì l’e-mail, facendo attenzione a non tentare di aprire nemmeno un’anteprima, alla macchina virtuale e poi, una volta isolata dalla rete la macchina virtuale aprì il messaggio. L’email conteneva un link ad un documento appoggiato, apparentemente, su un cloud militare. Simone era sempre più curioso, ma anche più accorto: o era uno scherzo ben architettato, oppure era qualcosa di davvero importante. Cambiò la sottorete della macchina virtuale per un’ulteriore sicurezza, ricollegò la rete internet, e prelevò il documento al link indicato. Dopo di che chiuse subito la connessione verso la rete esterna.

Il documento era un documento di testo, fortunatamente, e stranamente per le forze armate, in formato aperto, per cui gli bastava un doppio click sul file per aprilo, ma qualcosa lo faceva temporeggiare: non era certo di voler vedere il contenuto di quel documento. Che potevano mai volere da lui i militari? Spense la macchina virtuale e si tuffò sul letto prendendo il suo lettore di e-book,  pensando così di distrarsi un po’ leggendo, ma quella email continuava a tornargli in testa. Scherzo o mail vera? Chi poteva saperlo: solo aprendola avrebbe potuto averne la certezza. Le parole del libro gli scorrevano davanti agli occhi, ma il cervello nemmeno le registrava: era tutto concentrato sui possibili significati di quella mail. Non aveva parenti militari, non aveva amici militari, non aveva amici che avessero, almeno che lui sapesse, parenti o amici militari, Negli anni di facoltà non aveva mai visto un militare che girasse per gli uffici. Allora non si spiegava perché, il ministero della difesa, gli avesse mandato una mail a pochi giorni dalla laurea. Poteva essere una coincidenza: era pur vero che si avvicinava il ventennale della comparsa delle Sfere. «Ecco si,» si disse Simone «deve essere collegato al ventennale: se pensano di trascinarmi a qualche manifestazione, hanno capito proprio male!!» si disse risoluto.

In internet aveva conosciuto altre due persone che si erano trovate Le Sfere attaccate addosso, come era successo a lui vent’anni prima. Un ragazzo poco più grande di lui che viveva in Norvegia, ed un uomo sui cinquant’anni ormai, che viveva in Australia. Decise di contattare entrambi per vedere se qualcuno di loro avesse ricevuto strani inviti, come stava succedendo a lui. Sören gli rispose quasi subito, dicendogli che non aveva ricevuto nulla del genere. Alex, invece rispose dopo diverse ore, visto al differenza del fuso orario. Ma nemmeno lui aveva ricevuto nulla di simile. A quel punto Simone era davvero curioso, per cui decise che era giunta l’ora di aprire quel documento.

Era davanti lo schermo del computer con la macchina virtuale, in sicurezza, che gli mostrava il nome del file da aprire: doveva solo cliccare con il mouse: una cosa da mezzo secondo, ma ancora restava titubante. Alla fine, si decise e fece un doppio click veloce sul nome del file. Un paio di secondi dopo si era aperto il programma di lettura documenti e gli si presentò un foglio in formato A4 con scritto in rosso: ‘Documento confidenziale, da aprire solo da parte del destinatario indicato.’ «Che scemenza» pensò Simone, «chiaro che è solo per me: l’avete firmato con la mia chiave pubblica! Chi altro volete che possegga la controparte della chiave, la parte crittata?» Agì sulla rotella del mouse per scorrere il documento e cominciò a leggere con calma. ‘Egregio signor Simone, questa mail contiene l’indicazione per un appuntamento per lei, e lei soltanto. Si dovrà presentare entro, e non oltre, la data e l’orario, indicarti. Distinti saluti.’ Qualche riga sotto poi c’era un indirizzo, il numero di un interno e della rispettiva palazzina ed un numero di cellulare, con la nota di ‘Usare solo in caso di reale emergenza, tale da impedirle di presentarsi all’appuntamento.’

«Certo che i militari restano sempre gli stessi.» Pensò Simone, mentre chiudeva il documento. Inoltre, considerò che potevano anche mandargliela prima l’e-mail visto che l’appuntamento era da li, a due giorni. «E se fossi stato via? Non avessi aperto il computer per qualche giorno?» Sicuramente Simone era infastidito per questa cosa: gli sembrava che lo trattassero da dipendente, come se lui avrebbe dovuto essere comunque disponibile alle loro richieste. Era quasi tentato di non presentarsi lamentando di non aver aperto l’e-mail credendola uno spam. «Poco credibile» pensò Simone. Inoltre, sicuramente qualche meccanismo aveva registrato il prelievo del file dal loro server: erano stati furbi non c’era dubbio. Avevano creato il file, usando come nome una chiave esadecimale di sessantaquattro caratteri: questo garantiva loro che se qualcuno avesse cercato di scaricare quel file, significava, senza ombra di dubbio, che solo chi ne conosceva il nome lo stesse davvero facendo, per cui esclusi loro che l’avevano creato, anche usando un sistema di anonimizzazione per non lasciare tracce del suo transito sul loro server, avendo cercato quello specifico nome file, avevo indirettamente confermato loro, che lo avevo, quanto meno, scaricato. Se poi avessero infilato del codice in un cookie invisibile, avrebbero potuto anche sapere a che ora lo avessi aperto. «Ci sono cascato come un pollo!» si rimproverò Simone, che ormai si rese conto di doversi presentare, salvo non trovasse davvero una scusa valida per non farlo ed al momento una scusa valida non gli veniva in mente.

Era pur vero che comunque restava un invito, nonostante i toni, ma Simone aveva l’impressione che fosse uno di quegli inviti che era meglio evitare di ignorare!!

Iga Ryu Written by:

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